Eutonia: una via per la consapevolezza corporea

Caroline Denervaud

Un nome, una storia

Gerda Alexander nasce nel 1908 a Wuppertal, in Germania, in una famiglia appassionata di ritmica e arti del movimento. Si forma alla Hochschule für Musik di Berlino, diventa insegnante secondo il metodo Jaques-Dalcroze e lavora come scenografa e coreografa. Nel 1933 si trasferisce a Copenaghen, dove fonda la sua scuola e inizia una ricerca che durerà tutta la vita.

Come spesso accade ai veri pionieri, il punto di partenza è una crisi personale. A quattordici anni riceve una diagnosi di poliartrite reumatoide. Invece di fermarsi, comincia a esplorare il proprio corpo con una curiosità metodica e profonda, cercando ciò che funziona, ciò che si può affinare, ciò che il tono muscolare può insegnare sulla vita interiore di una persona. Nel 1957 battezza il suo metodo con il termine "eutonia", dal greco eu cioè armonioso, e tonos cioè tensione, e nel 1959 lo presenta per la prima volta a un congresso internazionale.

Cos'è l'eutonia e cosa non è

L'eutonia non è un metodo di rilassamento. Questa precisazione, che Gerda Alexander tiene a fare fin dalle prime pagine del libro, è fondamentale. L'obiettivo non è sciogliere la tensione ma trovare il tono giusto, né troppo né troppo poco. Un equilibrio dinamico, non uno stato passivo.

Il libro, scritto dalla stessa Alexander e pubblicato per la prima volta nel 1976, è oggi disponibile in italiano per Astrolabio Ubaldini. È al tempo stesso un testo teorico e un invito alla pratica. Gerda Alexander lo scrive perché il metodo si stava diffondendo senza il suo contesto, applicato in modo frammentato e privato di senso. Vuole che chi pratica capisca perché fa quello che fa.

Il corpo come via di conoscenza

Quello che emerge con chiarezza dalla lettura è una visione del corpo profondamente umana e non meccanica. Per Gerda Alexander il corpo non è uno strumento da correggere o addestrare, ma una realtà da ascoltare e abitare, una fonte di conoscenza autentica accessibile a chiunque abbia la pazienza di fermarsi e prestare attenzione.

L'eutonia lavora su qualcosa di apparentemente semplice, il tono muscolare. Ma dietro questa parola si nasconde un universo. Il tono non è solo una questione fisiologica. È il modo in cui una persona risponde al mondo, la qualità della sua presenza, la traccia visibile di ogni storia emotiva e relazionale che il corpo ha attraversato. Una tensione cronica nelle spalle, una rigidità nella mascella, un respiro trattenuto sono messaggi che il corpo invia su come si è adattato alla vita. L'eutonia non cerca di cancellarli ma di imparare a leggerli.

Il lavoro proposto nel libro si sviluppa attraverso una presa di coscienza progressiva della pelle, delle ossa, dello spazio interno del corpo, del contatto con le superfici esterne. Ogni esercizio è un invito a osservare senza intervenire frettolosamente, a sostare nell'esperienza prima di volerla modificare. È un approccio che richiede tempo e una certa disponibilità a non sapere subito, a lasciare che qualcosa emerga da solo.

Questo aspetto avvicina l'eutonia ad alcune tradizioni contemplative, pur mantenendo una radice solidamente occidentale e scientifica. Alexander non chiede di svuotare la mente né di raggiungere stati alterati di coscienza. Chiede qualcosa di più quotidiano e forse più difficile, essere presenti a ciò che c'è così com'è. Sentire la propria mano appoggiata su una superficie. Notare il peso del bacino. Percepire il momento in cui un muscolo comincia a cedere la tensione che teneva senza saperlo.

Il risultato, quando la pratica si approfondisce, non è soltanto un corpo più rilassato o più mobile. È una qualità di attenzione che si trasferisce alla vita intera, al modo di camminare, di stare seduti, di relazionarsi agli altri. Un corpo eutonico respira in modo più organico e ha una postura migliore perché ha imparato a dialogare con la forza di gravità invece di combatterla. Ma soprattutto è un corpo che ha smesso di essere un oggetto estraneo e ha cominciato a diventare casa.

La diffusione in Italia

In Italia l'eutonia ha avuto una diffusione più contenuta rispetto alla Germania e alla Francia, ma il filo con la fondatrice è stato diretto. Le prime insegnanti formate alla scuola originale di Copenaghen portarono il metodo a Firenze e in Sicilia. Oggi l'interesse sta crescendo, anche grazie a questa edizione italiana che rende il testo finalmente accessibile a un pubblico più ampio.

Perché leggerlo

Eutonia. Una via per la consapevolezza corporea non è un manuale di esercizi né un trattato accademico. È qualcosa di più raro, il racconto diretto di una ricercatrice che ha dedicato la vita intera a una domanda, come si abita davvero il proprio corpo, e ha lasciato che quella domanda la guidasse ovunque. Come amava dire Gerda Alexander, l'eutonia permette di sapere ogni giorno qualcosa di più su questo corpo che abbiamo ricevuto.

Vale la pena leggerlo lentamente. E magari con un po' di attenzione in più alle proprie spalle, alla propria respirazione, al modo in cui i piedi toccano il suolo.

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